year 2026
Scrivono di noi: AlphabetCity magazine
Scrive di noi AlphabetCity magazine - una testata editoriale indipendente che esplora cultura pop, tendenze e storie contemporanee e che partecipa ad eventi nazionali come il Salone del Libro di Torino. Dietro i portoni chiusi: l’Associazione Dimore Storiche Italiane e le case che tengono viva la memoria Immagina una porta pesante, in legno scuro, che si apre lentamente su un cortile interno: pietre consumate, un pozzo, qualche pianta in vaso, il rumore lontano del traffico che arriva attutito. Quante volte, passando davanti a palazzi così, ti sei chiesta che cosa ci sia davvero dietro quelle finestre alte, dietro quei portoni serrati? Dietro moltissime dimore di questo tipo c’è lo stesso filo conduttore: l’Associazione Dimore Storiche Italiane, una realtà che ogni giorno cerca di tenere in vita queste case, perché non restino solo belle quinte sceniche svuotate di significato. Case abitate, non solo cartoline La prima cosa da tenere a mente è che le dimore di cui si occupa l’Associazione non sono monumenti congelati nel tempo. Sono case private, spesso ancora abitate, oppure gestite da famiglie che se le tramandano da generazioni. Parliamo di palazzi cittadini, ville di campagna, castelli isolati, masserie immerse nei campi, borghi interi che si raccolgono attorno a una corte, a una torre, a una piccola chiesa. Hanno un valore storico, artistico e paesaggistico, riconosciuto dagli strumenti di tutela pubblica, ma allo stesso tempo sono luoghi che devono fare i conti con problemi molto concreti: tetti da rifare, impianti da adeguare, giardini da curare, archivi da riordinare. Viene naturale pensare che chi vive in una villa o in un castello non abbia problemi. In realtà, spesso la domanda è un’altra: come mantenere un patrimonio enorme con mezzi limitati, rispettando i vincoli e cercando, nello stesso tempo, di non stravolgere la vita quotidiana di chi ci abita. È dentro questa tensione, tra fascino e fatica, che si inserisce il lavoro dell’Associazione Dimore Storiche Italiane. Un’associazione nata per fare rete L’Associazione nasce alla fine degli anni Settanta, quando diventa chiaro che i singoli proprietari non possono più cavarsela da soli. Serviva una voce comune, capace di dialogare con le istituzioni, di raccogliere le esigenze disperse sul territorio e trasformarle in proposte, richieste, progetti. Oggi i soci sono migliaia, distribuiti in tutta Italia, organizzati in sezioni regionali. C’è una Presidenza nazionale, ci sono Presidenti regionali, organi di controllo, comitati che seguono aspetti tecnici, culturali, organizzativi. Al di là delle sigle, l’immagine più efficace è quella di una comunità diffusa: famiglie, giovani eredi, professionisti, studiosi. Tutti hanno in comune un elemento: una dimora storica da custodire e la consapevolezza che farlo da soli, oggi, è sempre più difficile. Un aspetto centrale è che si tratta di un ente senza scopo di lucro. La vita dell’Associazione si regge soprattutto sulle quote associative e su un lavoro costante, spesso lontano dai riflettori, fatto di incontri, confronti, studio. Ville, castelli, borghi: un arcipelago di storie Dietro l’espressione “dimore storiche” si nasconde un universo molto vario. Non ci sono solo dimore aristocratiche nelle grandi città, ma anche: la villa di campagna con il viale di cipressi e il giardino geometrico; il palazzo urbano con lo scalone monumentale e le volte affrescate; il castello che domina una valle, circondato da terreni coltivati; la masseria dove l’abitare si intreccia all’attività agricola; piccoli complessi religiosi, abbazie, cappelle, antichi conventi che fanno parte del paesaggio. Molte di queste realtà si trovano lontano dai grandi flussi: collina, montagna, piccoli centri, entroterra. Proprio lì, una dimora storica diventa facilmente un punto di riferimento: la facciata che tutti riconoscono, il parco dove si svolgono gli eventi del paese, lo sfondo delle foto di famiglia di più generazioni. Ogni casa custodisce una storia stratificata: archivi di famiglia, corrispondenze, fotografie, libri, oggetti d’uso. Spesso le vicende private si mescolano con la storia nazionale: passaggi di eserciti, cambi di regime, trasformazioni sociali, momenti di crisi e di rinascita. Che cosa fa l’Associazione nella pratica Se si scende nel concreto, il lavoro dell’Associazione è fatto di tante azioni quotidiane, meno visibili di una grande inaugurazione ma decisive per la sopravvivenza di questi luoghi. Da una parte c’è il supporto ai proprietari: consulenza su aspetti giuridici, fiscali, amministrativi, aiuto nell’interpretare norme complesse, indicazioni su come affrontare un restauro rispettoso, su come rapportarsi con gli uffici preposti alla tutela, su come conciliare nuove funzioni (ospitalità, eventi culturali, iniziative didattiche) con le esigenze di conservazione. Dall’altra c’è l’attività verso l’esterno: dialogo con le istituzioni, per proporre misure che rendano più sostenibile la cura delle dimore; costruzione di alleanze con enti culturali e soggetti privati, fondazioni, realtà del mondo del turismo e dell’artigianato; organizzazione di incontri, convegni, percorsi formativi, visite guidate, aperture straordinarie. Sono momenti in cui la dimora storica smette di essere solo un simbolo e diventa un luogo vissuto, condiviso, messo in relazione con chi abita il territorio e con chi viene da fuori. Una comunità di luoghi, ma soprattutto di persone Scorrendo le iniziative dell’Associazione colpisce la dimensione umana della rete. Non ci sono solo edifici da conservare, ma anche persone da mettere in contatto. Accanto alla struttura principale è nato un Gruppo Giovani, pensato per coinvolgere le nuove generazioni di proprietari o di futuri responsabili. Raduni, incontri di studio, sopralluoghi, scambi di esperienze: l’idea è che la trasmissione di questi beni non possa essere solo una questione ereditaria, ma anche di competenze, sensibilità, responsabilità condivise. Non è curioso che, mentre tutto sembra correre verso il nuovo, ci sia un gruppo di ragazzi che discute di coppi antichi, pergamene, giardini storici, cappelle di campagna? In questo paradosso apparente c’è forse la chiave per capire il senso più profondo dell’Associazione. Tutela, economia, territorio: un equilibrio delicato Le dimore storiche private non sono soltanto testimonianze del passato. Se mantenute e gestite con attenzione, possono diventare motore di piccole economie locali: lavoro per restauratori, artigiani, giardinieri, guide, fornitori, oltre a un indotto legato alla ricettività e alla ristorazione di qualità. Allo stesso tempo, però, questo potenziale non si attiva da solo. Senza strumenti adeguati, senza sostegni mirati, senza una diffusa consapevolezza del loro valore, il rischio è che questi luoghi restino schiacciati tra costi crescenti e regole rigide. L’Associazione si muove esattamente in questo spazio: prova a tenere insieme tutela culturale, sostenibilità economica e vita del territorio, cercando un equilibrio che non è mai definitivo e richiede aggiustamenti continui. Un presidio civile oltre i muri delle dimore Guardando il quadro d’insieme, l’Associazione Dimore Storiche Italiane appare come qualcosa in più di un semplice sodalizio di proprietari. È una sorta di presidio civile: un luogo dove si discute di come tenere in vita un pezzo importante dell’identità italiana, senza ridurlo a pura immagine o a mero bene di lusso. Forse la domanda da cui partire è proprio questa: che cosa chiediamo, oggi, a queste dimore? Devono essere solo fondali per una foto, oppure luoghi che continuano a generare relazioni, memoria, lavoro, cultura? La risposta, in gran parte, passa dal lavoro silenzioso di chi se ne occupa ogni giorno. E da una realtà associativa che prova a fare da ponte tra il mondo, a volte solitario, dei proprietari e la dimensione collettiva di un patrimonio che riguarda tutti. 24 maggio: le porte si aprono. Gratis, per tutti C’è un giorno all’anno in cui quei portoni pesanti, quei cancelli solitamente chiusi, si aprono davvero. Domenica 24 maggio 2026 l’Associazione Dimore Storiche Italiane celebra la XVI edizione della Giornata Nazionale delle Dimore Storiche: l’appuntamento annuale in cui centinaia di residenze, castelli, ville e giardini storici in tutta Italia aprono al pubblico gratuitamente, in alcune parti della dimora (giardini, chiese, alcune sale…) ma con possibilità di estendere il tour o di fare attività supplementari a fronte di un piccolo contributo. Nel 2025 hanno aderito oltre 500 dimore, accolte da più di 250.000 visitatori. Un museo diffuso che non ha eguali: non si trova in un unico edificio, non ha un solo indirizzo. Si distribuisce su tutta la penisola, dai borghi dell’entroterra alle grandi città, dalle masserie del Sud ai castelli alpini del Nord. Il tema scelto per il 2026 è “Custodi di futuro. Un patrimonio vivo per un valore condiviso”: una frase che dice molto. Non si tratta solo di conservare, ma di rendere questi luoghi vivi, fruibili, parte attiva delle comunità che li circondano. Un patrimonio che non appartiene solo a chi lo possiede, ma a tutti. Per chi non ha mai varcato la soglia di una dimora storica, il 24 maggio è l’occasione giusta. Nessun biglietto, nessuna prenotazione obbligatoria in molti casi. Solo la curiosità di spingere finalmente quella porta e scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte. Daniela Devecchi
Daniela Devecchi - Lifestyle
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