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23-12-2013

Che succede in un Palazzo Velato?

Il ponteggio sulle facciate di Piazza Navona e di Via Della Cuccagna è ultimato ed è  coperto da una velatura ben fatta con la pubblicità di uno smartphone. Un amico è passato davanti gli è piaciuta mi ha chiamato tutto allegro e mi ha detto: "hai la facciata pop!"

 

In effetti la velatura assomiglia vagamente a un'opera contemporanea. È un'impresa di rispettabili proporzioni, tutto il palazzo sarà avvolto dai ponteggi e velato fino ai tetti e dentro ai cortili, per i prossimi otto mesi. Ieri una cara amica mi ha chiesto cosa succede in un palazzo "velato". Per prima cosa c'è una comprensibile eccitazione, si cambia! Poi un gran viavai di imprese specializzate in sicurezza, hanno installato detectors alle finestre, rilevatori volumetrici, video camere e raggi laser sui tetti.

 

La vera sfida sarà accendere e spegnere tutti questi complicati impianti elettronici! Una piacevole sorpresa, la velatura davanti alle finestre è abbastanza trasparente, non c'è senso di oppressione. La prima salita sui ponteggi è trepidante ma arrivati in cima si rivela un' esperienza molto eccitante e divertente. Sul cornicione ci sono teste di leone alcune molto ben conservate, erano gli scarichi delle grondaie. C'è una restauratrice che delicatamente raschia il bugnato alla ricerca di tracce di colore. È tutto rimasto come quando fu costruito il palazzo, dettagli di muratura, intonaci, strati di colore, è come leggere un libro antico. Lassù ci si va più di rado che ad ogni morte di papa; l'ultima volta fu nel 1972, quando venne ridipinta la facciata con un colore rosa chiaro; con gli anni il colore si è scurito con tonalità diverse a seconda degli intonaci.

 

Oggi c'è una maggiore attenzione a restaurare con materiali e tecniche tradizionali. I lavori cominceranno fra pochi giorni, e aspettiamo il momento 'clou', la visita ministeriale e la scelta del colore! Con il direttore dei lavori esamineranno le stratigrafie e disquisiranno dottamente. Il colore comunque è praticamente già deciso. La scelta non la fa il proprietario, al massimo può scegliere una tonalità piuttosto che un'altra in uno spettro molto stretto, per ottenere un effetto finale più vicino possibile al suo gusto. L'abbandono degli ocra, giallini, rosatelli ottocenteschi alla ricerca del colore originario non è digerito da tutti, ma la tendenza è questa e forse fra cinquant'anni nessuno si ricorderà più che Roma per un secolo è stata di colore ocra.

 

Oggi però questi cambiamenti li viviamo ancora con emozione.

 

 

Filippo Massimo Lancellotti