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13-12-2013

La Maddalena tra classico e contemporaneo

"... non può essere che di Gaetano (Gandolfi)... La tua versione è la seconda: quella di Heim, poi la tua, praticamente simultanee, poi la replica ora da Sotheby's"

 

Non mi ero mai immaginato di vederlo appollaiato in cima ad una scala, per scrutare da vicino la pennellata ricca e facile, sicura e veloce, quel pollice rivolto all'insù, e poi cogliere i tre o quattro pentimenti nella sequenza delle tre versioni.

 

Sceso dalla scala Keith Christiansen, direttore dell'Italian Drowings Departments del Metropolitan di NY, si appoggiò ad una consolle su cui giaceva sofferente una figura in gesso. Allungò una mano, distrattamente parve a me, poi accostò il polpastrello del pollice sul piede della donna giacente. "Sai di chi è?" "No, l'ho sempre vista in casa di zia MariaAmalia, ma non ha mai avuto l'occasione di rivelarmi l'autore." "Direi che è di Canova, i piedi li faceva sempre così..." e arrotondò appena appena la pressione del polpastrello."...fallo studiare!"

 

Passati alcuni mesi mi rivolsi finalmente a Francesco Leone e sottoposi il gesso al suo studio. Alcune settimane dopo il responso: "Sì, la Maddalena Giacente è di Canova" accompagnato da una ricerca approfondita che ne chiariva l'origine.

Il Primo Ministro inglese Lord Liverpool, che aveva contribuito a far recuperare un gran numero di opere fuoruscite ai tempi di Napoleone, aveva commissionato a Canova una statua. A tal personaggio non ci si poteva quindi sottrarre, e conoscendo la passione di Liverpool per la bellezza muliebre, oltre che per l'arte greca e romana, Canova pensò di declinare al femminile la figura di Endimione che aveva appena modellato per il Duca di Devonshire. Elisabeth, moglie del Duca di Devonshire, che a Roma teneva uno dei salotti più à la page ed era diventata un punto di riferimento dei viaggiatori colti inglesi, tenne informato Lord Liverpool del procedere dell'opera, che gli costò 5 cambiali da 240 sterline.

Canova fece un primo bozzetto in terracruda nell' estate del 1819, poi il "mio" modelletto in gesso, a settembre finalmente un modello in gesso a grandezza naturale, per arrivare infine alla scultura in marmo, di cui si son perse le tracce già pochi anni dopo. (Tutta la storia si trova in un bellissimo articolo di Francesco Leone sull' ultimo numero di "Storia dell' Arte" diretta da Maurizio Calvesi).

 

Proprio negli stessi giorni la mia passione per l'arte contemporanea mi aveva avvicinato a Navid Azimi Sajadi, giovane e sensibile artista iraniano esule da anni, che sulla strada verso gli Stati Uniti aveva invece preferito fermarsi in Italia affascinato com'era dalla nostra cultura classica, erede del mondo greco-romano da lui considerato il modello di eccellenza estetica.

 

Gli ho parlato della "scoperta" recentissima: "Perchè non ci dialoghi?!". Spesso Navid aveva collocato figure contemporanee nel contesto del nostro mondo classico, nel quale ritrovava riferimenti all'antica tradizione islamica; e con queste opere voleva comporre in armonia elementi comuni tra Oriente ed Occidente ora in conflitto.

L'ispirazione, per l'installazione in occasione di ArteFiera 2013, è stata di offrire rifugio alla sventurata Maddalena, personaggio di grandissimo rilievo nel modo cattolico, sotto una Muqarnas islamica (soluzione decorativa musulmana a spicchi angolari usata per le volte delle cupole), che la accoglie e la protegge.

 

Per me grande emozione: avevo sempre percepito Maddalena come una donna debole sfortunata senza speranza; ora, sotto la Muqarnas, l'ho davvero vista finalmente protetta...

 

 

Ippolito Bevilacqua Ariosti