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28-10-2013

"Le vie dei tesori" - ottobre/novembre 2013

L'A.D.S.I. Sicilia, organizza la manifestazione "Le vie dei tesori" aprendo al grande pubblico gli interni di tre importanti Dimore storiche situate nel cuore di Palermo.

 

Ogni palazzo racconterà la propria storia, la storia delle famiglie che li hanno abitati e la storia dei loro arredi attraverso visite guidate condotte in molti casi dagli attuali proprietari..

 

“E’ la prima volta che i palazzi privati aprono i loro interni ai visitatori e questa apertura è l’ennesima tappa di un percorso che vuole affermare e consolidare l’idea che le dimore storiche siano anche un patrimonio della città” dice Bernardo Tortorici di Raffadali, Presidente sezione Sicilia dell’Associazione Dimore Storiche Italiane.

 

 

PALAZZO BUTERA - 13 ottobre 2013

Cenni storici:

E' il solo palazzo settecentesco situato sul Lungomare di Palermo a ridosso dei quartieri più antichi della città e pressoché adiacente a Piazza Marina e la sede storica dell’Università Palazzo Steri.

Il Palazzo, ancorché prospiciente il mare e il viale che lo costeggia, è separato dallo stesso dagli antichi bastioni e dalla Passeggiata delle Cattive, un percorso pedonale sopraelevato.

Seppure l’impianto del Palazzo è databile alla seconda metà del XVII secolo, l’attuale configurazione architettonica è di epoca settecentesca, così come i sontuosi saloni barocchi e gran parte degli affreschi che decorano i soffitti a volta del Piano Nobile (perlopiù ad opera di Vito D’Anna).

Alla metà del Settecento difatti l’edificio è stato rinnovato con l’apporto degli architetti Giacomo Amato, per gli esterni, e Ferdinando Fuga, per gli interni, e di Paolo Vivaldi per il piano terrazzato (di notevoli dimensioni e con ampia vista sul Golfo di Palermo).

Altrettanto suggestivo il prospetto verso la città, che si apre con una mirabile teoria di saloni sulla retrostante via Butera dove si trovano i tre ingressi del Palazzo, che in realtà è costituito dal corpo settecentesco e da un corpo neoclassico che, ancorché legato al primo, è di concezione più moderna.

Gli interni presentano una disposizione degli spazi chiaramente settecentesca per quanto eterogenea: dopo il rovinoso incendio del 1759 vennero totalmente riconfigurati nella veste aulica tuttora leggibile a cui si sovrapposero gli interventi successivi di gusto neoclassico ed in epoca tardo ottocentesca vennero aggiunti altri ambienti “alla moda” del tempo, fra cui la sala moresca-neogotica.

Gli apparati pittorici ottocenteschi sono perlopiù opera di Elia Interguglielmi e documentano bene la fase di transizione dalla maniera tardo-settecentesca a quella propriamente neoclassica, con esiti di grande qualità.

Il Palazzo è stato dimora dal XVIII secolo fino al 1940 della famiglia Lanza Branciforte di Trabia e Butera, la principale famiglia principesca di Sicilia, di origine feudale e dallo smisurato patrimonio, non comparabile ad alcun altro nel Regno delle Due Sicilie, anche grazie al matrimonio a inizio Ottocento dell’ultima discendente di casa Branciforte, Principi di Butera, con il Principe Lanza di Trabia (che portò alla unione delle due Case, dei titoli e delle proprietà immobiliari e minerarie sparse in tutta la Sicilia). I Branciforte (e pertanto i Trabia), peraltro, discendono in linea retta, dall’Imperatore Carlo V.

Negli anni Ottanta dell’Ottocento il Principe Pietro Lanza sposò Giulia Florio, erede con il fratello Ignazio, della più importante dinastia industriale italiana dell’epoca.

La Principessa Giulia molto contribuì ad accrescere lo splendore del Palazzo che – ancorchè fosse una delle cinque residenze della Famiglia – costituì, lungo un periodo di circa cinquant’anni, un punto di riferimento per l’aristocrazia europea e delle famiglie reali in visita in Sicilia.

La ricchezza degli interni e la qualità degli arredi sono stati oggetto di interesse di esperti, amatori e studenti dal secolo scorso fino ad oggi.

Il Palazzo fu svuotato all’inizio della Seconda Guerra Mondiale, a causa degli imminenti bombardamenti (che tuttavia lo risparmiarono per la grande parte) e la Principessa Giulia si trasferì alla Villa di Terre Rosse, che in realtà non dista più di tre chilometri.

Alla morte della Principessa Giulia, il Palazzo, per disposizione testamentaria, passò in proprietà ai nipoti Raimondo e Galvano Lanza di Trabia e alla zia materna di questi, Principessa Giovanna Moncada di Paternò.

Gli eredi oggi gestiscono il Palazzo al servizio di eventi e feste.

Sulla Famiglia Lanza di Trabia e sull’ultimo che abitò il Palazzo (don Raimondo) sono stati scritti numerosi libri, saggi, elzeviri anche a documentazione dell’apporto alla storia siciliana negli ultimi 3 secoli.

 

 

PALAZZO FRANCAVILLA - 27 ottobre 2013

Cenni storici:

Il palazzo ha il suo ingresso sulla via Ruggiero Settimo e si affaccia su Piazza Verdi di fronte al teatro Massimo. Sorto nel 1783 nella campagna palermitana come dimora del non nobile Ignazio Barone, ha due specifiche particolarità: di  avere  beneficiato dell’ampliamento urbanistico della città effettuato nel 1778 e di essere stato acquistato nel 1801 da Saverio Oneto e Gravina Duca di Sperlinga, nobile aristocratico del tempo, vicinissimo al re Borbone di Napoli, che per motivi di salute era stato costretto a lasciare il suo palazzo di città e a trasferirsi in campagna, al di là di Porta Maqueda.

Il Duca di Sperlinga non volendo rinunziare al lusso a cui era abituato, chiamò tra gli altri  Giuseppe Velasco, Giuseppe Patania e Natale Carta ad affrescare i salotti di tramontana, che furono arredati con i più importanti mobili della sua vecchia abitazione cittadina. La modesta costruzione di campagna fu così trasformata in palazzo nobiliare degno di gareggiare con quelli che si trovavano nella città.

La corte russa (anni 1845-1846) e numerosi esponenti della nobiltà e della cultura europea, attratti dal clima e dalla bellezza della città, amavano soggiornare nella “Palermo Felicissima” dell’Ottocento.

Luigi Majorca e Mortillaro Conte di Francavilla erede dei Duchi di Sperlinga, nel 1893, per rifare la facciata del palazzo e dare la definitiva disposizione degli interni, chiamò Ernesto Basile già noto per aver collaborato con il padre G. Battista Filippo alla costruzione del Teatro Massimo. Il grande architetto ed altri valenti artisti, che con lui collaborarono, non si fecero sfuggire l’occasione di dimostrare al colto e ricco committente il valore della loro professionalità.

Il Basile, oltre alla facciata e ai due grandi atri, disegnò i mobili della sala d’ingresso e le vetrine dove sono esposti i vestiti delle dame e dei nobiluomini della famiglia. Arredò anche la galleria dipinta da Giuseppe Enea, esempio di uno dei più bei floreali del Liberty palermitano.

Le volte dei salotti ad angolo furono affrescate da Rocco Lentini, Luigi Di Giovanni e Giuseppe Enea che erano considerati gli artisti più in vista del periodo. Ma l’atmosfera degli ultimi Gattopardi siciliani si rivive entrando nella biblioteca Majorchiana disegnata dal Basile. I volumi ivi raccolti recano gli ex libris dove sono incise le armi dei Duchi di Sperlinga e dei Marchesi di Villarena. Più della metà dei volumi sono di argomento siciliano, molti dei quali provengono dalla biblioteca del grande storico Vincenzo Mortillaro.

Gli attuali proprietari amano dire che l’amore per l’arte è l’eredità più importante che hanno ricevuto dai propri avi i cui volti scolpiti da Benedetto Civiletti e Mario Rutelli impreziosiscono le pareti della sala dei Medaglioni del Palazzo.

La grande opportunità che viene offerta a chi ha l’occasione di visitare il piano nobile di questa importante dimora storica è  quella di respirare sia l’atmosfera culturale che si viveva a Palermo nel settecento, che quella vissuta nel periodo Liberty.

 

 

PALAZZO CONTE FEDERICO - 3 novembre 2013

Cenni storici:

Il Palazzo è uno dei più vecchi e prestigiosi edifici di Palermo. Ubicato tra la Via dei Biscottari e la Piazza Conte Federico dentro le primitive mura della città punica, è a pochi passi dal Palazzo Reale, dalla Cappella Palatina e dalla Cattedrale.

La parte più antica del palazzo è una torre arabo-normanna del XII secolo.
Denominata "Torre di Scrigno", era posta sopra le mura a difesa della città e ne costituiva anche l'accesso con la porta di Busuemi che lambiva uno dei bracci di mare che allora si inserivano nella città.

Oggi nella torre è possibile ammirare due bellissime bifore, una normanna ed una aragonese dove troviamo gli stemmi autentici della Città di Palermo, degli Svevi e degli Aragonesi che la governarono.

Dal cortile interno, finemente decorato in pietra ad intaglio ad opera del grande architetto barocco Venanzio Marvuglia, ed attraverso la grande scala in marmo rosso si accede al piano nobile con i suoi numerosi saloni che rispecchiano le varie epoche attraverso le quali è passata la storia di questo palazzo.

Nei vari saloni, arredati con mobili originali e quadri di insigni artisti dell'epoca (pregevole una Madonna del '400 di scuola senese), si possono ammirare i soffitti lignei dipinti del XV secolo, gli affreschi settecenteschi del Vito D'Anna e del Gaspare Serenario e le varie collezioni di armi e di ceramiche antiche.

Il palazzo è ancora al giorno d'oggi abitato dal Conte Alessandro Federico e dalla sua famiglia che trae le sue origini da Federico d'Antiochia, uno dei figli del grande Imperatore Federico II.