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ADSI News

05-03-2020
Bando Tesi di Laurea 2019
1° premio, con la seguente motivazione:

PRESENTAZIONE DELLA TESI DI MARCO BARZANTI: "Il Complesso Monumentale di Canossa. Studi e proposte per il consolidamento delle rovine del Castello e la valorizzazione del suo contesto".
Dipartimento di Architettura, Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, Campus di Cesena (110 e lode)
Relatore: Andrea Ugolini
Bene vincolato pubblico; Voto ADSI 9,8; prima classificata


La tesi affronta non solo il problema del restauro e della valorizzazione di un complesso monumentale ricco di storia e molto stratificato quale è quello di Canossa, ma anche il problema della instabilità e del consolidamento dello sperone di roccia sul quale il complesso si erge. Le criticità che, su quest'ultimo punto, la tesi mette in luce e propone di risolvere sono quelle ormai comuni a molti dei piccoli borghi collinari che caratterizzano il paesaggio italiano e che, sempre più spesso, vengono segnalate anche dai mass media. Si tratta dunque di una problematica molto attuale.
Il Castello di Canossa sorge su di una rupe che fa parte delle colline sub-montane del territorio emiliano, a circa 26 Km da Reggio Emilia e 28 Km da Parma. L'area comprende numerosi borghi, pievi e castelli facenti parte del sistema della Grancontessa Matilde (1046 - 1115). Tra questi, il Castello di Canossa si distingue per la sua posizione privilegiata e centrale, e per la sua storia. Fu questo infatti il luogo della ben nota umiliazione di Enrico IV di Franconia di fronte al papa Gregorio VII (1077) e, successivamente, furono le mura di questo Castello a proteggere Matilde dalle persecuzioni dell'Imperatore.
Una prima parte della tesi (Capp. 1-4) è dedicata all'inquadramento territoriale, paesaggistico e storico del Complesso di Canossa.
Gli strumenti di pianificazione territoriale e i sistemi di tutela vigenti vengono qui ricordati per segnalare, fin dall'inizio come, a livello regionale, l'area del Castello e della rupe, e il contesto circostante, siano considerati di particolare interesse pubblico dal punto di vista paesaggistico, ambientale, storico e culturale, riconoscimento questo che ha comportato la loro inclusione in due aree protette - denominate rispettivamente "Riserva Naturale di Campotrera" e "Colline reggiane Terre di Matilde" - e in una riserva UNESCO - denominata "Uomo e Biosfera".
L'analisi storico filologica del Complesso di Canossa si basa su di una ampia bibliografia e su di una altrettanto ampia documentazione archivistica e iconografica. L'analisi storico critica che segue mette poi a sistema le informazioni così raccolte per fornire una visione complessiva dell'evoluzione dell'intera fabbrica, dalla edificazione del Mastio, di una prima cinta muraria, della chiesa e del monastero di Sant'Apollonio a cavallo dell'anno 1000, alla distruzione della parte difensiva e alla sua riedificazione intorno al 1321 da parte dei signori di Canossa, alla perdita della sua funzione difensiva e alla sua trasformazione in età estense (1557), di nuovo alla sua spoliazione e distruzione ad opera del contado negli anni fino al 1821 e del terremoto nel 1831, alla fondazione del museo nel 1893, al suo ampliamento nel 1907 e ancora in epoca recente. Questa prima parte, svolta con cura e dettaglio, è importante non solo perché fornisce un quadro storico del Complesso di Canossa comunque valido di per sé, ma anche e soprattutto perché costituisce un'indispensabile premessa al successivo progetto di restauro e valorizzazione che, per l'appunto, ha come obiettivo quello di rendere leggibile al visitatore odierno la storia del Complesso e la sua evoluzione nei secoli.
È ovviamente parte integrante di questi primi capitoli dedicati alla documentazione il rilievo del Castello di Canossa (Cap. 5), che è stato portato avanti sia attraverso il rilievo diretto, che con l'impiego della fotogrammetria, della stazione totale GPT 3000, e del laser scanner. Il materiale raccolto è stato poi inserito all'interno di un programma di gestione dei dati tridimensionali che, integrato direttamente con un software CAD, ha permesso di graficizzare gli elaborati di rilievo. Altrettanto importanti ai fini del successivo progetto di restauro e valorizzazione del Complesso, sono l'analisi dello stato di conservazione, le analisi dei meccanismi locali di collasso e del quadro fessurativo, nonché lo studio delle unità stratigrafiche del Complesso, che ha consentito di datare e suddividere in fasi successive le varie parti del Complesso. A conclusione di questo lungo processo d'indagine è stato messo a punto un rilievo del rudere e della zona sommitale del Castello di Canossa, approfondito in ogni suo aspetto geometrico, materico e cronologico, con molta probabilità il primo nel suo genere. Tutto l'apparato grafico risultante dall'analisi di rilievo è estremamente chiaro, abbondante e ricco.
Il progetto di restauro (Cap. 6) parte dunque da un apparato informativo molto ampio e dettagliato. Tiene conto della storia tormentata e complessa del Castello di Canossa, a partire dall'incastellamento avvenuto nel Sec. X, fino all'ultimo ri-allestimento del Museo nel 2001. Obiettivo del Progetto di restauro e di riuso del Castello è quello di rendere conoscibile e comprensibile la sua storia evolutiva. L'intervento progettuale si tramuta così in una narrazione che intende restituire unità, identità e ordine all'intero complesso attraverso un metodo capace di realizzare una sequenza narrativa che traduca e valorizzi senza nascondere, per non fare cadere nell'oblio nessun tratto della sua complessa storia. La continuità narrativa viene affidata all'impiego di materiali che possano comunicare con il sito e la fabbrica, rendendosi leggibili al visitatore che ne rintraccia la novità d'impianto. La proposta progettuale è ben giustificata nelle sue varie componenti, e non produce in chi legge quel senso di disagio che a volte accompagna la lettura di un progetto le cui scelte appaiono non sufficientemente giustificate, o addirittura arbitrarie.
La tesi nel suo insieme è ben strutturata, le sue parti si integrano perfettamente proponendo un discorso lineare, interessante e bene informato. Tutta la stesura della tesi è accompagnata da un notevole e utile apparato di note che dà conto dell'ampia biografia di riferimento, dei documenti di archivio e delle testimonianze dirette. Il ricorso alle appendici per non appesantire il testo della tesi è intelligente ed efficace. Lo stile di scrittura è scorrevole e molto diretto. Traspare il fatto che il lavoro sia stato portato avanti con passione e interesse autentici.

2° premio, con la seguente motivazione:

PRESENTAZIONE DELLA TESI DI SARA ZOPPI SU:“La ‘Favorita’ a Mantova: il restauro di una villa seicentesca. Frammento e decoro”.
Facoltà di Ingegneria edile-Architettura, Università di Trento (110 e lode)
Relatori: Prof.Arch. Alessandra Quendolo e Prof. Ing. Gianluca Sartori
Bene vincolato privato; Voto ADSI 9; seconda classificata


La tesi si distingue per l’approfondita analisi della complessa storia costruttiva e conservativa e del momumento ed il raffinato progetto di restauro di quanto resta della “Favorita” di Mantova, villa voluta da Ferdinando Gonzaga e costruita fra il 1614-26, ma giunta a noi solo come un fascinoso frammento.
La prima parte dell’elaborato analizza il contesto: il rapporto della villa con il territorio, la dinastia Gonzaga a Mantova, ed in particolare le figure del committente, Ferdinando Gonzaga, e del progettista, l’architetto Nicolò Sebregondi (cap.1,pp.1-17).
Segue poi la disamina della complessa storia della villa caratterizzata da un susseguirsi di abbandoni e riscoperte (cap.2,19-24). In questa seconda parte, servendosi anche di una ricca documentazione grafica e fotografica, viene analizzata la funzione originaria della villa ed il suo impianto architettonico (cap.2,37-50)
Il 3° e 4° capitolo sono dedicati alla analisi materiale, tecnica e costruttiva dell’immobile sulla base di un’approfondita analisi stratigrafica e strutturale dalla quale emerge con chiarezza l’attuale stato di conservazione dell’opera.
Nel capitolo 5°viene ricostruito invece lo splendore perduto della ‘Favorita’, la più imponente delle ville di delizia dei Gonzaga, e della dispersa ‘celeste galleria’, l’importante quadreria che la ornava (5,pp.109-121).
Il 6°capitolo (pp.111-204) analizza nel dettaglio i diversi problemi strutturali posti dal progetto di restauro del ‘Frammento’ della villa Favorita - circa un terzo della costruzione originaria - ancora di grande dignità formale ma in stato conservativo precario.
Il capitolo 7°(pp.207-246) è dedicato al dettagliato il progetto architettonico guidato dai criteri di: minimo intervento, reversibilità, distinguibilità e tolleranza delle imperfezioni, ed ispirato da una casistica di riferimenti progettuali che presentavano analoghi problemi (Villa Pojana, Castel Firmiano,T orre Reichenberg, Caserma santa Marta, Palazzo Ugolani Ascherie Palazzo Visconteo di Trezzo d’Adda, scala ottoagonale di Palazzo rosso)
In tale contesto teorico ben definito le successive operazioni definite nel dettaglio (consolidamento, protezione, integrazione, pulitura delle superfici) acquistano un senso preciso ed una valenza che trascende la mera descrizione di operazioni materiali.
Opportunamente l’ampia ricerca d’archivio è posta in appendice per non appesantire il testo che pure valida per le risultanze storico-tecniche.
La tesi in esame si segnala dunque per essere un approfondito, colto e raffinato progetto integrato di architettura e ingegneria su quanto resta di una gloriosa dimora storica privata che ha subito una storia conservativa particolarmente severa e complessa.
Dall’elaborato traspare la profonda passione della laureata per il progetto di tesi e la sua ottima acquisizione degli strumenti professionali sia nell’analisi strutturale che nella progettazione architettonica.
In filigrana traspare anche la guida attenta dei due relatori (arch. Alessandra Quendolo e Ing Gianluca Sartori).

3° premio, con la seguente motivazione:

PRESENTAZIONE DELLA TESI DI GIULIA SAVOIA: “Living History in a Landmark, the enhacement of Historic Houses: Villa Saraceno a Finale di Agugliaro and the Landmark Trust”
Dipartimento di Lettere e filosofia, corso di laurea magistrale in Mediazione Linguistica, turismo e Culture, Università degli studi di Trento
Relatori Prof. Luca Siracusano e Prof.ssa Greta Perletti (110 e lode)
Bene vincolato privato; Voto ADSI 8; terza classificata


La tesi - opportunamente scritta in inglese in un corso di laurea in mediazione linguistica, turismo e culture - tratta un tema centrale nella gestione delle dimore storiche, la valorizzazione, tema di recente introduzione (1967) in Italia e assai meno frequentato rispetto a quello della conservazione.
Come qui tutti sanno la valorizzazione permette di ottenere dalla gestione economica degli immobili storici vincolati parte del denaro necessario per la loro costosa conservazione ed è quindi un tema strategico per la sopravvivenza del patrimonio storico, e tuttavia in Italia, mentre la conservazione è materia del legislatore statale, la valorizzazione è assai meno considerata e perlopiù demandata alle regioni.
Nella tesi in esame viene analizzata in particolare l’esperienza dell’ONLUS inglese Landmark Trust per l’ospitalità turistica nelle dimore storiche, facendo riferimento soprattutto ai 7 immobili che il Trust possiede in Italia, con un focus sulla Villa Saraceno di Andrea Palladio a Finale di Agugliaro (1545-55) comperata dal Landmark Trust nel 1989, restaurata ed oggi messa a disposizione dei turisti per visite e soggiorni di vacanza.
La tesi parte pragmaticamente dall’assunto che le Dimore storiche hanno bisogno tanto della valorizzazione che della conservazione in quanto la prima permette di ottenere parte del denaro da reinvestire nella seconda.Altrettanto opportunamente viene sottolineata la difficoltà e complessità della valorizzazione che presuppone infatti conoscenze multidisciplinari di storia dell’arte, architettura, economia, legge, sociologia, finanza ed altro ancora.
Si rileva anche l’importanza della valorizzazione per lo sviluppo delle comunità dove si trovano gli immobili storici per la creazione di esternalità positive con l’aumento della cultura oltre che dell’economia. Viene puntualizzato infine come la scarsa valorizzazione del costruito storico nel ns paese dipende anche dalla difficoltà sempre maggiore per i privati di accedere a contributi statali e sponsorizzazioni (ad es. l’art bonus è previsto solo per i beni pubblici)
In questa prima parte viene chiarito anche come la valorizzazione delle dimore storiche non deve confliggere con la conservazione, ma anche come essa non è di per sè negativa e può essere declinata nelle forme più diverse. La musealizzazione infatti non è l’unica opzione possibile perché, e più spesso vengono richieste dai turisti esperienze più coinvolgenti che soprattutto le dimore private possono offrire ( la cosidetta living history: cena a tema, concerti in costume, uso delle dimore per feste private o di corporate, ma anche turismo culturale capace di coinvolgere le eccellenze enogastronomiche ed artigianali dei territori)
Nella II° parte la tesi analizza la gestione dei beni culturali nel mondo globalizzato diviso fra stati come l’Italia in cui la presenza dei beni culturali eccede la domanda interna (source nation) e quelle in cui la domanda eccede le risorse (market nation). Vi si analizza la difficoltà di portare il turismo culturale nelle aree marginali in cui esso può da un lato promuovere i diversi attori economici del territorio, e dall’altro permettere al turista una esperienza assai più personale e coinvolgente di quanto non avvenga nelle grandi città d’arte.
Nella III° parte si descrive la formula del Landmark trust nato in Inghilterra nel 1965 per salvare appunto beni storici abbandonati in aree marginali. Attualmente il Trust possiede 87beni in Inghilterra 3 in Francia 1 in Belgio e 7 in Italia, tutti ristrutturati come case vacanze.
Viene analizzata anche la particolare formula di queste ristrutturazioni facendo riferimento in particolare alla Villa Saraceno di Palladio a Finale di Agugliaro. Le ristrutturazioni del Landmark Trust coniugano la insolita possibilità di ‘vivere la storia’(living history) con comodità moderne (cucine e bagni attrezzati) e costi contenuti. La filosofia di queste ristrutturazioni infatti non accumula modifiche, ma nasce da un approccio conservativo e conoscitivo del contesto antico che promuove un turismo responsabile e rispettoso della diversità.
E’ chiaro che una tesi su questi temi non può che essere nel cuore di ADSI che già da tempo ha nelle dimore di molti suoi soci esperienze simili (es. i Castelli del Ducato di Parma e Piacenza), ma questa tesi si raccomanda per la sua qualità e la relativa novità in ambito accademico, novità che speriamo possa favorire in futuro l’attenzione di politici e legislatori all’enorme patrimonio storico-culturale, ma anche economico, rappresentato dai beni vincolati privati– patrimonio peraltro non delocalizzabile e non riproducibile – ed ancora in gran parte non valorizzato nel nostro paese come volano economico e culturale in particolare nelle aree disagiate e marginali.